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Noto Antica, Noto (SR)
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L'antica Néai greca, la Netum romana, si estende sull'altura di Monte Alverìa, a 425 metri di altezza e a 15 km dal moderno paese di Noto.
Le necropoli sicule di Monte Alverìa (IX sec. a.C.), i reperti della cultura di Castelluccio (XIX-XV sec. a.C.) e del Finocchito ((VII sec. a.C.), sono testimonianza delle civiltà che nei secoli si sono succedute a Noto, città natale, secondo la leggenda, di Ducezio, il mitico siculorum rex che avrebbe spinto gli abitanti a difendersi dall'assedio dei siracusani fortificando la città con una cinta muraria.
Una volta entrati nella città, attraverso la Porta della Montagna, si può passeggiare tra i ruderi dell'epoca di Jerone II (III sec. a.C.)
Con il diffondersi del cristianesimo i netini adottarono la nuova religione lasciando testimonianza della loro conversione con la Grotta del Carciofo (catacomba ebraica) e la Grotta delle Cento Bocche (catacomba proto-cristiana).
Nell'866 la città fu conquistata dagli arabi, ma mai sottomessa con la forza.
Due secoli dopo venne occupata dai normanni, di cui restano il Castello Reale (XI-XVI sec.)e i ruderi delle chiese di S. Nicolo e di S. Francesco. Ai normanni seguirono svevi, angioini, aragonesi, castigliani. Nei resti del '600 si riconoscono le prime influenze dell'arte barocca.
L'11 gennaio del 1693 un violento terremoto rase al suolo la città.
A ricordo dell'evento, nel '700 fu costruito l'eremo di S. Maria della Provvidenza.


da visitare perchè
A pochi passi dalla città moderna, le sue origini attraverso le testimonianze architettoniche di millenni di storia.


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